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Il frocio inutile
Kimboy74
20.02.2026 |
1.328 |
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"Lui sospirò, la prese in braccio e la portò in bagno, lavandola con acqua calda, il sapone che rimuoveva i residui bianchi e gialli dalla pelle..."
Il Frocio InutileMarco aveva un cazzo enorme, lungo quasi venti centimetri quando era eretto, ma ultimamente non gli si rizzava più. Era frustrante, soprattutto con Laura, la sua ragazza di ventotto anni, una brunetta formosa con tette grandi e un culo sodo che adorava dominare. Vivevano in un appartamento piccolo in città, e quella sera, dopo una cena romantica, provarono a scopare. Marco si sdraiò sul letto, lei gli salì sopra, strusciando la figa bagnata contro l'asta molle. Niente. Il cazzo rimase flaccido, nonostante le sue carezze.
Laura si offese subito, gli occhi che si stringevano in rabbia. 'Che cazzo è questo? Il tuo cazzone non funziona? Vieni qui, frocio di merda, lecca la figa finché non vengo,' gli ordinò, afferrandolo per i capelli e spingendogli la faccia tra le cosce. Marco obbedì senza fiatare, la lingua che saettava fuori per leccare le labbra gonfie della sua figa. La bagnò tutta, la lingua che penetrava dentro, succhiando il clitoride duro. Laura gemette, premendogli il bacino contro la bocca, i succhi che gli colavano sul mento. 'Più forte, lecca come una puttana,' ringhiò, e lui accelerò, la lingua che frullava sul nodo sensibile, le dita che aprivano le grandi labbra per arrivare più a fondo.
Continuò per minuti, il viso di Marco immerso nel calore umido, fino a quando Laura non tremò, le cosce che si stringevano intorno alla sua testa. 'Sì, cazzo, sto venendo!' urlò, il corpo che si inarcava mentre l'orgasmo la travolgeva, i fluidi che schizzavano sulla lingua di lui. Lei ansimò, poi lo spinse via. 'Ora girati, frocio.' Prese una frusta di pelle dal cassetto, e gliela calò sul culo nudo con schiocchi secchi. Marco gemette di dolore, le natiche che arrossivano sotto i colpi. 'Dillo che sei frocio,' gli impose, frustandolo di nuovo.
'Sono un frocio,' mormorò lui, la voce rotta. Laura rise, afferrando un vibratore spesso dal comodino e infilandoselo nella figa con un gemito. Lo accese, il ronzio che riempiva la stanza mentre lo spingeva dentro e fuori, masturbandosi davanti a lui. 'Ora baciami il culo, forza.' Marco si chinò, le labbra che sfioravano le natiche rotonde, la lingua che leccava l'ano stretto. Lo bagnò, spingendo la punta dentro, mentre lei si scopava con il vibratore, i gemiti che aumentavano.
'Se non ti si drizza il cazzo, devi uscire con un cazzo molle, non con una figa come me che ti comanda,' sibilò lei, girandosi per ficcargli un capezzolo in bocca. 'Succhia il capezzolo, puttana di merda.' Marco obbedì, le labbra che si chiudevano intorno al bocciolo duro, succhiando e mordicchiando piano mentre lei si agitava. Il vibratore la portò di nuovo al limite, e venne forte, il corpo che si contraeva prima di crollare sul letto, addormentandosi di sasso.
Il sesso con Laura era diventato un incubo. La seconda volta, Marco provò con il Viagra, ingoiando la pillola prima di spogliarsi. Ma niente, il cazzo rimase inerte. Lei lo legò al letto, sculacciandolo con la mano aperta fino a fargli il culo viola. 'Inutile frocio,' lo insultò, poi prese il vibratore e se lo infilò nella figa, scopandosi davanti ai suoi occhi fino a venire, ignorandolo completamente.
Una sera, Marco tornò a casa dal lavoro e la trovò sul divano, ubriaca fradicia, il corpo nudo e coperto di sborra appiccicosa sul viso, sulle tette e tra le cosce, misto a piscio che colava sul pavimento. L'odore era acre, di sesso e alcol. Lui sospirò, la prese in braccio e la portò in bagno, lavandola con acqua calda, il sapone che rimuoveva i residui bianchi e gialli dalla pelle. Asciugata e messa a letto, si addormentò accanto a lei, esausto.
Il mattino dopo, Laura si svegliò con mal di testa. 'Non era sborra,' borbottò quando lui accennò. 'Era una crema che si è rotta nella borsa. Ero ubriaca, scusa.' Marco annuì, non convinto, ma non insistette.
La sera dopo, lei invitò due amici suoi, Luca e Matteo, due tipi muscolosi sui trent'anni. 'Ceniamo e poi andiamo a giocare,' disse Laura con un sorriso malizioso. Marco pensò che dovesse guardare mentre la scopavano, come punizione per il suo cazzo inutile. Mangiarono pasta e bevvero vino, l'aria tesa. Poi lei lo portò in camera: 'Spogliati, frocio.'
Invece di unirsi a lei, Luca e Matteo lo afferrarono, legandogli i polsi e le caviglie al letto con corde robuste. 'I ragazzi sono per te,' rise Laura, sedendosi su una sedia con le gambe aperte, le dita che già sfregavano la figa. 'Obbedisci o l'altro ti frusta.' Matteo prese una frusta e la calò sul petto di Marco, lasciando segni rossi. Avevano anche un attrezzo: elettrodi collegati alle palle, che mandavano scariche elettriche dolorose se non faceva quello che volevano. 'Succhialo,' ordinò Luca, ficcandogli il cazzo duro in bocca. Marco obbedì, le labbra che si tendevano intorno all'asta spessa, la lingua che leccava mentre lo prendeva in gola, soffocando.
Prenderlo in culo era un sollievo rispetto alle scariche. Luca gli spalancò le natiche, mise un po' di vasellina sull'ano e spinse dentro, il cazzo che lo sfondava con colpi potenti. Marco gemette intorno al membro di Matteo, il culo che bruciava mentre veniva inculato. Laura si masturbava furiosamente, il vibratore nella figa, gemendo allo spettacolo. Uno gli fece il culo profondo, le palle che sbattevano contro quelle di Marco, venendo dentro con un grugnito, il seme caldo che colava fuori. L'altro gli scopò la bocca, schizzando in gola, costringendolo a ingoiare ogni goccia.
L'ultimo atto fu nella vasca da bagno. Lo legarono di nuovo, mani dietro la schiena, inginocchiato nell'acqua tiepida. Luca e Matteo gli pisciarono addosso, getti caldi e gialli che gli colpirono il viso, il petto e il cazzo molle. Laura si unì, accovacciandosi sopra di lui e lasciando andare un fiotto forte sulla sua faccia, l'urina che gli entrava in bocca. 'Bevi, frocio,' rise lei, mentre lui tossiva e sputava.
Poi andarono in camera da letto. Laura si sdraiò, le gambe aperte. 'Così impari, frocio,' gli urlò Marco legato al letto, costretto a guardare. Luca e Matteo la presero in due: uno le infilò il cazzo nella figa, l'altro nel culo, spingendo alternati. Lei urlava di piacere, 'Ora mi inculano in due al posto tuo, inutile!' I cazzi la riempivano, le spinte che la facevano rimbalzare, venendo dentro di lei uno dopo l'altro, il seme che traboccava dai buchi. Marco chiuse gli occhi, il suo mondo ridotto a umiliazione totale.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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